A proposito di paesi fantasma: Costa di Soglio

La Liguria ha diversi paesi abbandonati, soprattutto nell’entroterra. I motivi di questo abbandono sono tanti.

La vicinanza di Genova, il capoluogo che negli anni 50 ha conosciuto la grande espansione industriale, favorita dal porto, dalla sua attività frenetica.

Chi cercava lavoro non poteva non arrivare a Genova. Quindi, non restava altro da fare che lasciare le proprie radici: il proprio paese, la propria casa, magari in campagna, e andare ad occupare un appartamento in un grosso stabile cittadino.

Altri, ed erano numerosi, tentavano la fortuna oltre oceano.

A tal riguardo, chiarisce molto una visita al Galata, museo del mare di Genova. Moltissimi italiani sono partiti, lasciando tutto, alla volta di una terra sconosciuta.

La Val Fontanabuona ha conosciuto questa esperienza in maniera massiccia. Quante famiglie sono partite, quanti uomini hanno salutato le loro donne per andare avanti, ad esplorare un nuovo mondo.

Costa di Soglio

Dietro a queste storie di dolore, di pianto, si nasconde anche Costa di Soglio, borgo abbandonato che sorge a 5 km dal bivio sulla strada della Fontanabuona che si distacca subito dopo Orero.

Non si hanno tante notizie sui motivi dell’abbandono del paese.

Magari la ricerca di un lavoro in un centro abitato, o magari la partenza con qualche nave verso il “nuovo mondo”, come già accennato.

Si sa poco dei motivi dell’abbandono, ma le pietre pare sussurrino una storia di famiglie legate alla terra, a un lento incedere del tempo, dove le stagioni e le fasi della giornata sono scandite dai passaggi della natura.

Si arriva a Costa di Soglio attraverso una strada asfaltata, ma molto stretta. Subito si viene accolti dal silenzio, e già l’atmosfera prende corpo.

Le prime case avvolte dall’edera introducono a un mondo fantastico

Una breve mulattiera parte dallo stretto parcheggio e si apre tra ciliegi e rampicanti. Chissà come doveva essere tutto ordinato quando il paese viveva!

Alberi da frutto, ulivi e vigne, i tipici prodotti dell’agricoltura ligure. Certo, una terra difficile, monti irti che possono essere domati solo con il terrazzamento, e basta voltare lo sguardo per un momento che il bosco riprende subito il sopravvento.

Costa di Soglio, dicevo, un nome strano, ma in realtà quando si sale verso il cielo si capisce che il paese sorge sulla costa immediatamente sopra il paese di Soglio.

Comincio a camminare lungo la mulattiera che si apre tra i ruderi delle case. Vedo subito le tipiche erbe liguri: gli erbetti usati per i ripieni dei ravioli di magro, intervallati dal profumo della mentuccia. E già penso che non si può tornare a casa senza fare la classica borsa, come diceva mia nonna, con cui poi riempire la torta d’erbi o preparare una gustosa frittata.

Finito il “raccolto”, ho proseguito il mio percorso. Ad un tratto vedo una casa diruta con, poggiato su un tronco sistemato a modo, un rudimentale bagno fatto di assi di legno.

La casa con il bagno “sospeso”

Incredibile come queste pietre raccontino una vita vissuta tra di esse. Mi viene da pensare che le case così vicine, nel silenzio di un ambiente non contaminato dall’inquinamento acustico, lasciassero condividere tutte le gioie e i dolori delle famiglie.

Chissà quanti momenti ci saranno stati di dolore congiunto, magari anche di quelle decisioni che hanno portato molti ad abbandonare le loro case per tentare la fortuna nelle Americhe.

Ma accantono subito i pensieri e continuo a percorrere la stretta mulattiera. Da un lato una scala sale al piano superiore di una casa ancora integra, almeno in apparenza.

Di fronte ad essa, due gradini accompagnano a una volta che lascia aperto lo sguardo verso la collina che digrada verso la valle.

Le volte che aprono a nuovi spazi

Il silenzio in cui è avvolto il paese disabitato contribuisce a dargli un’atmosfera singolare. Sembra come se questo silenzio venga interrotto dai racconti che si aprono dalle finestre delle case, dalle pietre cadute dai muri.

E’ un esempio davvero singolare Costa di Soglio. Un intero paese custodito nella sua struttura originaria, posto al termine di una strada senza sbocco, che ha avuto la fortuna di rimanere intatto, almeno fino al punto da rendere possibile la ricostruzione della sua vita.

Non si hanno per la verità molte notizie su questa località, ma lo stile di vita delle zone di campagna italiane dalla fine dell’Ottocento fino al secondo conflitto mondiale è abbastanza uniforme.

E’ pur vero, comunque, che queste località affacciate sulla Val Fontanabuona hanno subito nel corso del Novecento importanti spopolamenti e fenomeni di emigrazione di considerevole entità, come già sottolineato.

Frutto di una vita dura che lasciava poco spazio a prospettive di sviluppo.

Certo, a guardare oggi la Val Fontanabuona con le sue vie di comunicazione, con la zona artigianale sviluppata, lascia un sorriso amaro. Forse, si fosse sviluppato prima, quest’area avrebbe evitato un tale spopolamento.

Ma la storia è anche questa: fenomeni che si sviluppano quando si perde la speranza…

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