La Val Trebbia tra Montebruno e Gorreto

Finalmente si riparte… Dopo un periodo che pareva interminabile chiusa in casa, ecco arrivato il momento di organizzare escursioni alla scoperta dell’entroterra ligure.

Questa volta tocca alla Val Trebbia, solcata dalla SS 45 che collega Genova a Piacenza. Area ricca di storia e di natura incontaminata.

La bella giornata di sole era un chiaro invito a preparare lo zaino fotografico e a partire.

Innanzitutto, avevo la curiosità di visitare una frazione del Comune di Gorreto, uno di quei paesi fantasma le cui pietre trasudano storia e cultura ovunque.

Si chiama Bosco. Ci si arriva attraverso una strada sterrata che si stacca dalla principale di Fontanarossa nei pressi della località Borgo.

La strada è stretta, ma ben percorribile. L’incontro con un capriolo ha reso ancora più piacevole l’avanzata all’interno della valletta.

All’improvviso, ecco apparire le prime case abbandonate.

La frazione Bosco in Comune di Gorreto

Il colpo d’occhio per chi ama i luoghi isolati, poco affollati, in mezzo alla natura, è davvero notevole.

Si percepiscono ancora i suoni di una vita rurale passata molto attiva, ma anche molto dura.

Non si può non immaginare i lunghi inverni freddi, la neve che crea un isolamento con le altre località. In queste zone probabilmente la gente era dedita all’allevamento e al legname.

Girando qua e là per il piccolo borgo si cerca di immaginare la vita da queste parti: il rio che scorre vicino probabilmente garantiva l’approvvigionamento idrico alle famiglie. Certo, acqua gelida, ma pur sempre acqua…

Il borgo vanta anche una chiesetta, simbolo di una sua piena autonomia sotto tutti i punti di vista. Vita dura da queste parti, ma non ci si faceva mancare nulla…

Le case di una volta, le pietre raccontano…

Dopo la frazione Borgo, si può riprendere la strada asfaltata e scendere verso la strada della Val Trebbia, in direzione Genova.

Già all’andata passando per Montebruno avevo pensato di fermarmi al ritorno, e guardarmi un po’ intorno. E così ho fatto.

Parcheggiata l’auto appena oltrepassato il ponte sulla strada in direzione Barbagelata, ecco poco lontano due cavalli riposarsi al sole, di tanto in tanto allontanandosi gli insetti con il movimento regolare della coda.

E’ un piacere girare lungo i sentieri, tra un verde davvero rigoglioso e acque limpide dei rii e del fiume Trebbia.

L’origine di Montebruno è antica. Fin dal periodo longobardo erano qui attivi i monaci del’abbazia di San Colombano di Bobbio.

Alterne vicende hanno fatto passare il borgo nei diversi periodi sotto il potentato prima dell’abbazia di Patrania e poi di San Marziano di Tortona.

Nel 1164 viene annesso ai territori dei Malaspina, per poi passare ai Fieschi di Lavagna, e quindi alla potente famiglia genovese dei Doria.

Nel XVIII secolo la Repubblica di Genova lo assicurò ai propri domini.

Ma le vicende di Montebruno non erano ancora finite, tanto da veder succedere prima la dominazione francese, poi il Regno di Sardegna.

Punto nevralgico della Val Trebbia, tra le sue opere architettoniche di pregio si ricorda il santuario di Nostra Signora di Montebruno, del XV secolo, con un crocifisso ligneo del XVII secolo e l’affresco di Ottavio Semino raffigurante il Battesimo di Sant’Agostino.

Santuario Nostra Signora di Montebruno

Davanti al santuario c’è un’area verde molto bella e piacevole, specie nel periodo estivo. Tra i giochi per bambini e i tavoli da picnic si possono trascorrere ore serene, per giunta a pochi chilometri da Genova!

La strada contigua raggiunge, come detto, il paese di Barbagelata, da cui poi si passa, attraverso il passo della Scoglina, alla val Fontanabuona.

Ma, rimaniamo ancora un po’ a Montebruno.

Di fronte al santuario non si può non notare il ponte medievale che lo collega al borgo.

Citato nelle carte geografiche della Repubblica di Genova dal 1455, anticamente fu transito per mercanti e cittadini che attraversavano le due valli.

Un bel salto nel passato, questo giro domenicale, tra una natura rigogliosa e una storia che ancora è percepibile.

Il ponte medievale di Montebruno

L’influenza dei monaci di Bobbio in quest’area è sempre palpabile, un potere davvero forte che ha segnato la storia dell’area tra Piacenza e la Liguria di Levante.

Insomma, spero di aver stuzzicato la curiosità di qualcuno al punto da partire e farsi una bella gita fuori porta, lontano dai clamori, per immergersi nella storia raccontata dalle pietre e dagli alberi secolari sotto la cui ombra ci si può fermare a pensare.

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