San Martino di Licciorno

Camminando lungo il sentiero nel bosco ecco apparire all’improvviso sulla destra i ruderi della chiesa di San Martino di Licciorno.

Davanti al sagrato della chiesa nella frazione di Sopralacroce, lungo la strada che si distacca da Borzonasca, ecco iniziare il sentiero contrassegnato da tre punti ossi. Attraversato il ponticello sul torrente, si prosegue a destra fino a un incrocio individuato da un paletto segnaletico. Qui si prosegue lungo il sentiero individuato da due linee rosse parallele.

Il sentiero

Da Sopralacroce il sentiero corre prevalentemente attraversando il bosco. In circa mezz’ora si raggiunge il sito di San Martino di Licciorno. La sua caratteristica di correre all’ombra lo rende percorribile anche in estate. Inoltre, non essendo particolarmente impegnativo, a parte per un paio di strappi di salita ripida, è godibile da qualunque tipo di escursionista.

A partire dal mese di maggio, inoltre, i volontari del luogo contribuiscono alla pulitura e messa in sicurezza del percorso, in modo da renderlo fruibile a tutti.

San Martino di Licciorno

Tradizione vuole che il sito di San Martino di Licciorno sia stato eretto intorno all’anno 1000 dai monaci della vicina abbazia di Borzone. Situata su una delle vie del sale, l’area aveva come obiettivo il garantire ospitalità ai pellegrini di passaggio. Impossibile non immaginare la vita in questi luoghi mille anni fa, in questo luogo il cui toponimo già richiama alla mente il bosco di lecci.

La tradizione popolare vuole San Martino come la più antica parrocchia della zona, sostituita nel 1498 da quella di Santa Maria Assunta di Prato. La collocazione strategica della chiesa rispetto alle altre borgate della zona consentiva ai fedeli di presenziare agli uffizi religiosi.

La sua ricchezza e il suo potere pare ridursi, documenti alla mano, intorno al XVIII secolo, quando compare nel novero delle chiese rurali povere. Infatti, fu anche necessaria una raccolta di elemosine per procedere ai suoi restauri. Il ruolo dei Padri Trinitari, una confraternita laica, nel raccogliere i fondi, testimonia la loro esistenza in loco almeno dal 1731.

Tradizione vuole che accanto alla chiesa vi fosse anche un cimitero, oggi scomparso. Credenze popolari consigliavano di non imboccare il sentiero per San Martino di Licciorno dopo il tramonto, per non imbattersi in qualche visione spaventosa. Si narra infatti che una donna, volendo dare una prova di coraggio, trascorse un’intera notte al cimitero. Per ingannare il tempo, portò con sè il fuso e della lana. Quando inavvertitamente le cadde di mano il fuso era notte fonda. Tentando di cercarlo, sentì all’improvviso tirare la gonna da terra. Lo spavento fu tale che la poverina morì.

I ruderi di San Martino di Licciorno

Credenze popolari a parte, vero è che ancora oggi, quando appaiono i ruderi del sito in mezzo al bosco, il colpo d’occhio è quello delle grandi occasioni.

Da un lato il campanile con i resti dell’abside evocano un misticismo tutto medievale. Dall’altro, la magia del luogo è data da come il bosco sia riuscito ad avvolgere i resti della chiesa, quasi a volerli proteggere dal vandalismo.

Restando seduti qualche minuto intorno ai ruderi, scambiando qualche parola con gli escursionisti di passaggio, sembra rivivere nel silenzio l’atmosfera di un tempo ormai lontano.

Riprendendo il sentiero principale, poi, si può proseguire alla volta del Volto Megalitico, ma questa è un’altra tappa di cui parlerò in un altro articolo.

Conclusione

E’ un percorso fruibile, non impegnativo e davvero interessante quello verso i ruderi di San Martino di Licciorno. Percorribile da soli o in piccoli gruppi, offre anche l’impagabile soddisfazione di non sentirsi mai soli. Da un lato, infatti, incontrare altri escursionisti, e dall’altro mettersi in ascolto dei suoni della natura aiuta a proseguire il percorso in compagnia. Un’immersione nella storia medievale, così ricca di fascino e di mistero, è il giusto ingrediente per trascorrere una giornata lontano dai rumori della costa.

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