In attesa di tornare ad uscire, godiamoci il ricordo di Boccadasse

Sembra lontano il tempo dell’ultima passeggiata a Boccadasse, eppure risale a poche settimane fa.

La baia di pescatori all’interno della città di Genova, come a voler ricordare quel legame inscindibile con il mare, ma anche con un mondo fatto di cose semplici, attrae sempre tantissimi visitatori.

Qui i cantautori della cosiddetta “scuola genovese” si trovavano e probabilmente venivano ispirati da questo ambiente incantato.

Si può arrivare a Boccadasse da tanti punti diversi della città. Il più popolare è da Corso Italia.

Dalla chiesa di Sant’Antonio si scende per una creuza. Anche altre strade, carrabili fino in prossimità della baia, scendono verso il mare.

Io ho preferito salire fino a Capo Santa Chiara da Via Orlando. Un piccolo belvedere con due panchine ripaga della breve passeggiata, senza contare che lungo il cammino si riesce a vedere anche un’altra celebre baia, quella di Vernazzola.

Le case di Boccadasse con la chiesa di Sant’Antonio in fondo

Scendere dalle strette vie, le creuze genovesi, è sempre una grossa emozione, ma da Capo Santa Chiara il colpo d’occhio è davvero notevole.

Intanto come si attraversano le prime casette colorate prima di giungere alla spiaggia non si può non fare una breve sosta, attraverso una stretta scaletta in pietra, sugli scogli che si protendono verso il mare.

Un angolo di paradiso prima di immergersi nella folla che solitamente accalca la spiaggia tutto l’anno, per certi periodi anche la sera e la notte.

Il fascino della scogliera che si fonde con il mare

Ma non si riesce ad aspettare oltre, la voglia di scendere in spiaggia è forte. Chi è di Genova sa benissimo che il rapporto con il mare non si ha solo d’estate. Anzi, spesso, il mare d’inverno trasmette emozioni forti cui non si può rinunciare.

E’ incredibile come qui il tempo si sia fermato. Le tipiche case liguri, colorate in tinte diverse, sono lì da data immemorabile. Una volta certamente denotavano il ceto sociale che le abitava: i pescatori, dediti ad una vita dura, difficile, piena di stenti.

Oggi Boccadasse è una zona ambita in città. Le case con le stanze piccole, i gradini stretti e alti, sono il segnale di quella vita difficile di cui si parlava prima. Oggi, però, queste caratteristiche piacciono, perchè paiono scandire il lento trascorrere del tempo tra queste pietre.

Se poi si ha la fortuna di poter salire questi gradini e vedere la zona dai tetti, il gioco è fatto.

Veduta dai tetti

La memoria va a una famosa canzone di Gino Paoli, “La gatta”, legata proprio a questi posti.

“C’era una volta una gatta/ che aveva una macchia nera sul muso/ e una vecchia soffitta vicino al mare/ con una finestra a un passo dal cielo blu”.

Ecco, a parte la gatta che purtroppo non l’ho incontrata, però tutto il resto è stata un’atmosfera che ho provato, e l’effetto è davvero notevole.

Lo sguardo corre dai tetti alle case in lontananza

La cosa incredibile è che stando così in alto non si viene neppure assorbiti dal clima caotico della baia. Dall’alto i rumori si affievoliscono , le persone sfocano, e resta il contesto, la fusione tra l’azzurro del cielo e i colori accesi delle facciate, il tutto attenuato dai tetti in ardesia.

Anche l’ardesia è un altro elemento caratteristico da queste parti: perchè usare le tegole quando i monti alle spalle di Genova offrono questa pietra che si presta a svariati usi?

Boccadasse è tutto questo: è un locale dove vai a prenderti un pezzo di focaccia con un bicchiere di birra da consumare seduto in spiaggia, non a un tavolino. E’ il rumore del mare che accarezza le chiacchiere allegre dei gruppi di amici. E’ una splendida cornice che culla le coppie che sovente amano incontrarsi qui.

E’ nel cuore di tutti coloro che abitano a Genova, ma resta un ricordo indelebile anche nella memoria dei numerosi turisti che qui vengono nel tour della città.

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